EDUCARE TRA SENSO COMUNE E SCIENZA


Il termine educazione non si presta a una semplice e univoca interpretazione. Rimanda piuttosto a una estranea nel quale si celano molte ombre. Della parola educazione si indicano generalmente due diverse radici, derivate da verbi latini: (edere), con il significato di nutrire, allevare, quindi un far con il significato di trarre fuori, far uscire. inscritto un doppio movimento: da un lato una tensione che conduce del soggetto del un contro movimento, o un cammino opposto. che risiede del soggetto, attraverso invitato a emergere, a uscire. Vi quindi una doppia funzione da un lato quella di accogliere, contenere, aver ma nel medesimo tempo, anche quella di incoraggiare e invitare a venir essere un concreto pungolo. A partire possibile sottolineare altri due elementi importanti connessi alla parola educazione. In primo luogo essa ha a che fare con il si confronta con un soggetto, umano, che si trasforma e vive nel mutamento. Proprio il cambiamento umano, quindi, costituisce la condizione di In secondo luogo, al pari del nutrirsi, anche costituisce una vitale proprio costitutiva umano. Proponendoci di restituire del concetto di educazione, non potremmo allora che riferirci a quella di un arco: un continuum, i cui estremi sono rappresentati da un lato da significati che individuano un processo di adattamento al contesto con che concentrarsi anche solo su alcune specifiche dimensioni del soggetto (aspetti cognitivi, professionali).

Al polo opposto, si trovano significati che, invece, identificano come un processo di natura personale, in cui il soggetto considerato nella propria e interezza, dove il processo educativo inteso come un percorso ininterrotto di appropriazione e riappropriazione di Assumendo il punto di vista questa rivela la intrinseca e sottesa a ogni agire educativo. In questa fatica risiede la del lavoro educativo: di mediazione e sintonizzazione tra il soggetto e il mondo. Per queste ragioni, allora, possibile definire come un processo: vitale, costituisce una necessita per ciascun essere relazionale, avviene in un costante rapporto di scambio e confronto con personale, espressione di ciascun orientato dai valori, dai criteri e dai modelli che caratterizzano il contesto in cui esso si realizza. Allo stesso modo, educativo si caratterizza per essere una proposta, mai e, contemporaneamente, promozione: che amplia le del soggetto, in vista della sua stessa autonomia e, nel tempo, lo rende responsabile della propria formazione. Proprio in ragione di queste caratteristiche, infine, non mai neutrale: qualunque intervento, infatti, prende le mosse e dal contesto in cui si realizza, di educazione e dalle caratteristiche del soggetto o dei soggetti a cui si rivolge.

Dal punto di vista storico, la questione educativa fa i conti con la propria di ogni umana, di assicurare la propria sopravvivenza individuando gli strumenti, i valori e le conoscenze ritenute fondamentali le opportune, fossero trasmessi alla generazione successiva. Ogni epoca ha la propria educazione. A definire cosa sia educazione, contribuiscono anche le condizioni di contemporanea alla parola educazione si accompagna spesso la parola formazione. Educazione dovrebbe essere utilizzata preferibilmente in relazione evolutiva, mentre il termine formazione, riferendosi a una gamma di accezioni ampia, si qualificherebbe come un dispositivo proprio di quel cammino del prendere forma di ogni sostegno, che ne accompagna esistenza. La letteratura pedagogica individua tre campi specifici educazione formale. Ci si riferisce a quelle che promuovono un cambiamento (certificato attraverso qualifiche, diplomi) in termini intenzionali e progettuali, che si svolge di confini istituzionali riconosciuti (la scuola, i centri di formazione professionale, le educazione non formale. Si fa riferimento a quelle intenzionali e progettuali come le precedenti, ma che appartengono al terzo settore e promuovono un cambiamento connesso a obiettivi specifici (associazionismo, organizzazioni educazione informale, ossia le esperienze a cui, i soggetti possono andare incontro e che possono costituire, anche se non formalizzate o progettate , occasioni di cambiamento e trasformazione. informale certamente prevalente e si potrebbe dunque pensare che le altre siano inutili. Attraverso i percorsi di educazione pensata invece ciascun soggetto diventare consapevole delle innumerevoli occasioni offerte dal panorama informale, sapendo optare per quelle che reputa maggiormente interessanti per la propria formazione.

EDUCARE OGGI


Cosa non Educare non creare, ma… Per cominciare a pensare luogo comune utilizzare il riferimento alla professione esercitata dalla madre di Socrate: della levatrice diventata il simbolo di maieutica e rispettosa del soggetto che, senza nulla aggiungere, estrae il costitutivo essere di favorendone non solo la nascita ma, soprattutto, la realizzazione e il perseguimento della compiutezza. Introdurre, tramite formazione, al mondo non rientra tra che viene comunemente definito come che presuppone un atto che dia origine a qualcosa dal nulla: anche i genitori soltanto. Gli educatori suscitano e rendono possibili processi di realizzazione che non gestiscono in proprio, ma che possono solo favorire o predisporne le condizioni. di un educatore acquista valore formativo nel momento in cui non imposizione, ma proposta che slarga la base dalla quale ciascuno prende avvio. insegna a diramare radici in tutte le direzioni, per assorbire occasioni di crescita e di auto formazione da ogni di vita. Educare non creare, ma sono sempre possibili intrecci originali di elementi comuni e dati, un soggetto non sia mai identico a un altro. Ogni progetto formativo essere adatto ad alcuni e non ad altri e gli esiti educativi non sono mai garantiti nel bene e anche nel male. Nella zona di sviluppo prossimale pensata da Vygotskij nel bambino, e in ogni soggetto, esiste (A) che comprende che ciascuno sa fare da solo in un dato momento del proprio sviluppo ha acquisito le competenze necessarie. La zona (C) dello sviluppo potenziale indica i prevedibili e imprevedibili sviluppi che possono aprirsi con di nuove competenze. La Zona di sviluppo prossimale (B) identifica la distanza e differenza tra che il bambino sa fare da solo e che riesce ad apprendere e fare grazie degli altri senza subire eccessive frustrazioni da fallimento. Secondo Lev Vygotskij, compito di chi educa gettare un ponte tra una e quella successiva proponendo al bambino un superiori a quelle possedute e aiutandolo a risolverne i problemi raggiunta la nuova competenza, riesce a fare da solo quel che prima non avrebbe potuto affrontare. Educare non allevare, ma… Le pratiche di allevamento e di accudimento della prole sono certamente parte integrante della formazione. Accudire un soggetto significa riconoscere una sua costitutiva non e vi si pone mano con interventi che si limitano a garantirne la sopravvivenza, anche in assenza di una particolare partecipazione. Ogni azione volta a badare che il corpo non perisca trasmette messaggi che Educare non modellare, ma… Completiamo il richiamo alle professioni dei genitori di Socrate citando quella del padre, uno scultore.

Facile avvicinare questa al plasmare e modellare. Immagine che ci porta con altrettanta a escludere che possa appiattarsi su questa di intervento, che attiene all materia inerte. Non lo scultore che modella, dunque, ma figurata essere recuperata quale immagine di una pedagogia sottrattiva che suggerisce essere compito anche quello di eliminare dal blocco ancora informe del soggetto in evoluzione tutto lo scarto, gli ostacoli, gli impedimenti e i condizionamenti che bloccano della figura nascosta. Dove altri trovano solo materia inerte, vede in ciascun soggetto, pur se ancora grezzo, una futura opera che persino la persona direttamente interessata a volte non riesce ancora a vedere, per eccesso di vicinanza. Educare non addestrare, ma… Teniamo ferma la distinzione tra educazione e addestramento nel senso bieco del termine, che come dire che un abisso tra una forma interiore da far emergere e la forma esteriore che, come uno stampo, cloni individui identici a chi li ha preceduti. facile criticare le teorie della Non altrettanto evidenti sono i limiti di acritiche esaltazioni della come se fosse possibile sfuggire ai condizionamenti si convinti di compiere scelte assolutamente libere.

Educare non certamente addestrare, ma non nascondiamoci che compito formale anche selezionare e regolamentare le sollecitazioni casuali scoordinate con operazioni di filtraggio e di fissaggio delle sole stimolazioni che appaiono significative per il miglioramento del soggetto. Intendiamo recuperare il concetto di abitudine, meglio noto in educazione come formazione alle buone abitudini.

Educare non comunicare, ma.. Secondo alcuni educare comunicare. Ovviamente a seguito di comunicazione, e tanto se realmente formativa, avviene un cambiamento del soggetto ma resta una di fondo della sostanza, della e della direzione di tale mutamento. Allora educare non comunicare, ma innegabile che far Non esiste educazione, anche informale, che non sia mediata da scambi di messaggi: ne segue che la mancata padronanza di una di strumenti (nuovi analfabetismi) vincola il soggetto di una della propria storia e impedisce la costruzione di un proprio personale significato Educazione condivisione, tutti hanno il di ricevere quel che necessario per divenire umani e di restituire, ad altri, quel che hanno ricevuto in una dove ciascuno al contempo educatore ed educato. Educare non curare, ma… Il tema della cura rinvia inevitabilmente al paradigma sanitario. Anche nelle teorie pedagogiche e nelle prassi formative il riferimento alla cura tornato a incentrare il dibattito intorno delle scienze (mutuando concetti da alcune concezioni filosofiche sul tema) e in vista di interventi sui soggetti deboli (mutuando terapeutiche dalla psicologia). che costituisce la categoria della cura una concezione umano legata alla mancanza e al bisogno. Ora, nessuno negare che il soggetto sia incapace di trovare in se stesso il proprio fondamento e che, soprattutto in alcune della vita, necessiti di accudimento e cure da parte dei propri simili. Gli atti della cura descrivono alcuni interventi che accompagnano ma mai li esauriscono.educare non curare, anche se sono state avanzate distinzioni tra il positivo aver cura e il limitato prendersi cura ma sarebbe auspicabile il passaggio dal piano delle Questo sottintende che il fin dal proprio inizio sia qualcosa e che questo qualcosa sia da rispettare. Non si deve raddrizzare nessuno in nome di una presunta normalizzazione statistica e non si deve piegare chicchessia a forme e dimensioni che non siano sue proprie.

L’educazione non sta morendo, ma probabilmente non è di moda. Per i oggi mostrarsi saggi ed educati sa di vecchio. Apparire bene educati solleva timori di essere giudicati superati, poco aggressivi, rampanti. La terminologia che fa riferimento appare vecchia e troppo vaga, troppo umanistica e poco scientifica. Non piace neppure venire educati, e questo terzo gran rifiuto ovviamente motore dei primi due. padri maestri recitava il quando giustamente erano da superare autoritarismi inammissibili e i vuoti formalismi educativi. Ma la critica ai condizionamenti ha condotto di poter impunemente far scomparire ogni condizione La critica ha annientato il principio di nella versione Ricordiamo che a fondamento sta la constatazione che chi viene prima ha qualcosa da trasmettere, in funzione di trampolino, a chi viene dopo. La critica della relazione educativa ha sostenuto una presunta e impossibile tra educatore ed educando. Si confonde la (esito finale) di con il caricare sulle sue spalle il difficile compito di negoziare ogni minuto o il rifiuto di che propone. Ma dei Padri e dei Maestri, fare a meno solo chi li abbia avuti. Si rifiutare il padre e superare il Maestro solo se le solide basi costruite da questi consentono lo slancio per procedere oltre.

Da un punto di vista operativo e professionale ricordiamo solo una particolare per che emerge man mano che le sue pratiche ed esperienze educative procedano nel tempo: i finiscono per sembrare tutti gli adulti che dovrebbero essere di riferimento si comportano sempre i colleghi ci appaiono sempre meno i problemi sicuramente sempre gli stessi. Nelle professioni educative, a lungo andare, che e la speranza si rischia che a incombere sia la stanchezza della essere, ed frequente, che le persone che incontra e che deve formare gli appaiono con il tempo copia ripetitiva di altri visti.